Altare Maggiore
L’altare maggiore di San Matteo è un trionfo di arte barocca, una sinfonia di pietra con decorazioni policrome, dorate e sculture angeliche che avvolgono lo spettatore in un’atmosfera di sacralità e meraviglia. Dedicato al Santo titolare, questo altare si pone nella chiesa come la massima espressione del barocco leccese, dove l’opulenza decorativa ne fa un palcoscenico sacro che a sua volta diventa veicolo di un messaggio teologico profondo, trasmettendo la Gloria del Cielo e l’intercessione dei Santi. E’ ospitato sotto un cappellone a volta lunettata, decorata con un affresco dell’Eterno Padrebenedicente e avvolto in un’apoteosi di luce e gloria; collocare Dio Padre al vertice architettonico sottolinea l’idea teologica dell’origine divina di ogni cosa.
L’altare, attribuibile a Giuseppe Cino, ed eretto nel 1694 come recita il cartiglio tra gli angeli della cimasa, si sviluppa in altezza, occupando l’intera parete di fondo con un’imponenza scenografica che, entrando, cattura immediatamente lo sguardo. Definito un enorme delicatissimo merletto pietrificato, è incorniciato da due colonne tortili esterne, aggettanti e poggiate su doppio basamento, accoppiate ad altre quattro (due per lato), arretrate e cilindriche. Tutte le colonne, riccamente scolpite con festoni e racemi, hanno capitelli corinzi e, sfarzosamente decorate da un tripudio di angeli, putti e motivi floreali, creano un effetto di movimento ascensionale, guidando lo sguardo verso l’alto e rafforzando l’effetto di sacra vertigine che coinvolge emotivamente il fedele, fino al fastigio culminante con il dipinto, circondato da angeli, dell’Assunzione di Maria al cielo.
Un cherubino con le ali spiegate separa questa da un’altra tela inferiore, in cornice mistilinea, che raffigura un Angelo con torcia, rievocante la miracolosa apparizione del 13 giugno del 1466. Il quel giorno, che segnava la fine di una grave pestilenza, una luce portata da una figura angelica indicò il luogo dove sorgeva già una piccola cappella e dove fu costruita la chiesa di Santa Maria della Luce, fuori le mura cittadine, andata poi distrutta. Nel 1810 il titolo parrocchiale è stato trasferito nella chiesa di San Matteo, divenendo così Parrocchia Santa Maria della Luce in San Matteo.
L’apostolo ed evangelista compare nella nicchia centrale della macchina d’altare, costellata di stelle e fiori, accompagnato da un piccolo angelo reggilibro. La scultura, realizzata nel 1691 e firmata dallo scultore napoletano Gaetano Patalano, restaurata negli anni ’90, raffigura il Santo con lo sguardo estatico rivolto verso l’alto, mentre scrive il suo Vangelo su ispirazione divina.
Oltre a questa dedicata a San Matteo, diverse altre sculture fanno da cornice alla scena centrale: nell’intercolumnio di sinistra la statua di San Luca, in alto, e quella di Santa Caterina d’Alessandria (con i simboli del martirio, spada e ruota dentata), in basso; nell’intercolumnio di destra la statua di San Marco, in alto, e la statua di Santa Elisabetta d’Ungheria (la si riconosce per la corona deposta ai piedi e l’elemosina in mano), in basso.
In alto sul fastigio San Francesco d’Assisi, a sinistra, e Sant’Antonio da Padova, a destra, completano la teoria di Santi che rendono maestosa tutta la macchina d’altare, avvolta da un intricato apparato decorativo che fonde elementi naturalistici a simboli teologici, in un linguaggio barocco che si fa inno di bellezza e riflesso della Gloria divina.
Ai lati del tabernacolo, tra le due mensole di pietra in basso che segnavano la presenza delle custodie per gli oli santi, era addossato alla macchina di pietra un altare marmoreo; questo fu rimosso negli anni ’60, insieme alle balaustre delimitanti il presbiterio, in seguito alla riforma liturgica avviata dal Concilio Vaticano II. I marmi furono riutilizzati per la mensa presbiteriale, ancora visibile al centro del cappellone. La macchina d’altare è stata restaurata nel 2004, un restauro che ha riportato alla luce tutta la policromia che la caratterizzava e che era stata spenta probabilmente ad inizio ‘900 da un intervento che aveva investito anche gli altri altari laterali e le statue degli Apostoli.

