Altare della Pietà

L’altare della Pietà si delinea come un capolavoro di arte sacra barocca, in cui il dolore e la compassione umana si fondono con la maestosa bellezza della pietra, offrendo al visitatore un’intensa esperienza spirituale e meditativa. La struttura della macchina d’altare, l’iconografia della Vergine Addolorata e il raffinato linguaggio decorativo creano un dialogo profondo tra la dimensione estetica e quella devozionale, invitando alla contemplazione del Mistero della Redenzione.

L’altare, che ha dimensioni ridotte rispetto agli altri, proviene come quello di Santa Maria della Luce dalla Chiesa di Santa Croce, dalla quale fu spostato nel 1812 dopo la soppressione dell’Ordine dei Celestini (1807). Per ovviare a saccheggi e distruzioni, molte delle suppellettili di Santa Croce furono dislocate perché non andassero disperse. Questo altare colpisce tanto il fedele quanto il visitatore occasionale per bellezza decorativa ed eleganza formale.

Si inserisce all’interno di una nicchia absidale, caratterizzata da un’ampia lunetta decorata con un drappo dipinto (probabile complemento coevo allo spostamento, per via della minore altezza dell’altare) che ricrea un effetto scenografico di sipario teatrale. Questo espediente pittorico, retaggio del velarium dipinto dell’antichità (protrattosi poi nel Medioevo in contesto religioso) rientra nella consuetudine anche ottocentesca di ornare le pareti con telae pictae, ricchi apparati ornamentali policromi, riscontrabili in molte chiese tanto a nord quanto a sud. Questa finzione, però, non fa che sottolineare l’aspetto drammatico del tema raffigurato, rendendo l’intera composizione un palcoscenico sacro in cui si rappresenta il mistero del dolore mariano.

Infatti, nella cimasa dell’altare, due angeli incorniciano un ovale che accoglie una piccola tela raffigurante il cuore di Maria trapassato da una spada e caratterizzato dalla frase Pietas Perforavit (traduzione: L’Amore ha trafitto), ricordando il passo di Luca 2,35 […] e anche a te una spada trafiggerà l’anima.

Due colonne tortili riccamente scolpite, avvolte da motivi fitomorfi, zoomorfi e angeli, delimitano la nicchia centrale, creando un movimento ascensionale che guida l’occhio dello spettatore verso l’alto, quasi a voler indicare la speranza della Resurrezione che segue il sacrificio. La trabeazione superiore, riccamente decorata con volute e festoni, sostiene un fastigio popolato da figure angeliche, rafforzando l’idea della partecipazione celeste al dramma terreno.

Al centro dell’altare, l’attenzione è catturata dalla struggente scultura in cartapesta, locale, raffigurante la Pietà: la Vergine Maria sostiene il corpo esanime di Cristo, abbandonato sulle sue ginocchia, in un gesto di materna compassione e infinita tristezza. L’iconografia rimanda al tema del Compianto su Cristo morto, sviluppato nell’arte sacra occidentale a partire dalle Vesperbild medioevali e qui reinterpretato con una sensibilità barocca che enfatizza il pathos e l’emotività.

Il volto di Maria, segnato dal dolore ma illuminato da una serena accettazione del mistero divino, diventa un modello di fede e speranza per i fedeli che trovano nell’Addolorata una mediatrice misericordiosa, la cui immagine è ripresa nel clipèo (medaglione circolare) scolpito alla base della mensa, dove ancora una volta la rappresentazione del dolore di Maria diventa un invito alla contemplazione del mistero della Croce.

In quest’opera l’arte si fa preghiera e il dolore umano trova senso nel mistero che si rivela nella bellezza barocca in cui si fondono compassione e speranza.


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