Altare di S. Rita

L’altare di Santa Rita si distingue nettamente dagli altri altari della stessa chiesa, per la sua sobrietà formale e il suo equilibrio compositivo che lo avvicinano più a un classicismo maturo che alla sontuosa esuberanza del Barocco leccese. La sua struttura architettonica, più misurata e ordinata, quasi si coniuga perfettamente all’essenza spirituale della santa agostiniana, il cui culto è legato all’umiltà, alla penitenza e alla contemplazione mistica della Passione di Cristo.

Due coppie di colonne scanalate con capitelli compositi incorniciano la nicchia centrale dove è collocata la statua della santa, a grandezza naturale, realizzata da Raffaele Caretta nei primi anni del ‘900. La statua di Santa Rita ha sostituito un gruppo scultoreo in cartapesta, allocato nello stesso posto e dedicato ai Santi Cosma e Damiano; in San Matteo infatti, nel 1946, era tornata la Confraternita di Gesù agonizzante e dei Santi Medici, che si interessò di rifare questo altare in marmo, visibilmente diverso dagli altri in pietra leccese. La semplice edicola, che accoglie l’attuale titolare dell’altare, crea una scansione regolare dello spazio e, attraverso il contrasto tra il candore della pietra e le vesti nere dell’abito della Santa agostiniana, conferisce un senso di solennità senza eccessi ornamentali.

Le volute e i motivi a ricciolo presenti nella parte superiore dell’altare, pur mantenendo una certa fluidità pseudobarocca, sono trattati con una sobrietà che evita il sovraccarico decorativo. Il fastigio in alto accoglie le sculture di San Luigi Gonzaga a sinistra e di un Evangelista non meglio identificato a destra (forse San Matteo, per la presenza di un libro, la gestualità che rimanda all’intento di scrivere e la testa rivolta in alto come in attesa dell’ispirazione angelica).

Due angeli, che posti al centro del fastigio aggiungono un tocco di movimento senza alterare l’equilibrio complessivo della composizione, affiancano un ovale che a sua volta incornicia una stampa novecentesca dell’Annunciazione, mentre un’epigrafe inferiore reca la frase mariana Ecce Ancilla Domini Fiat-Mihi Secu(n)dum Verbum Tuum, Ecco la serva del Signore, avvenga per me secondo la tua parola. Ciò perché questo era nato come altare dell’Annunciazione, tanto che il dossale dello stesso accoglieva una tela della Vergine annunciata, riportata poi nella Basilica di Santa Croce, dov’era precedentemente allocata.

L’altare di Santa Rita si configura come un punto di riferimento per la preghiera personale e la devozione popolare. La santa di Cascia, invocata nei momenti di difficoltà e considerata la santa degli impossibili, è qui rappresentata in un contesto che invita il fedele a un rapporto più intimo e personale con la fede. La ridotta presenza di elementi narrativi e decorativi fa sì che l’attenzione si concentri sulla figura della santa stessa, in un dialogo diretto tra il fedele e l’immagine sacra.