Altare di S. Oronzo
È l’ultimo in ordine progressivo, simmetricamente disposto di fronte al primo di cui ripropone le caratteristiche architettoniche e decorative.
Vi figura il dipinto (cm 212 x cm 150) di S. Oronzo in gloria che protegge la città di Lecce, opera autografa di Serafino Elmo, datata 1736. In basso alla tela si legge infatti:
Seraphinus Elmo inv(entor) et ping(endi artifex). / Anno Dom(ini) 1736
ossia:
Serafino Elmo ideatore e pittore. Nell’anno del Signore 1736.
Questo dipinto, ispirato direttamente al S. Gregorio taumaturgo di Paolo De Matteis che si trova presso l’altare maggiore della cappella del Seminario di Lecce e considerato uno dei migliori dell’artista, fu riprodotto in arazzo dalla sorella Marianna (custodito presso il Museo provinciale di Lecce) e in ex voto per lo scampato pericolo del terremoto del 1743 da anonimi copisti (si possono vedere due tele: una presso la sagrestia della Chiesa di S. Irene e l’altra presso il quinto altare a destra della Chiesa di S. Croce).
Altre due iscrizioni latine sono scolpite sull’altare. La prima, che compare nello scudetto in basso affiancato da angeli che reggono festoni, riporta l’incipit dell’inno a S. Oronzo:
Ave Oronti / serve Dei
cioè: Salve Oronzo, servo di Dio.
La seconda, nello scudetto in alto coronato da tre teste d’angelo, riporta l’espressione che secondo la tradizione S. Oronzo pronunciò prima del martirio:
Protexi / et / protegam / A(nno) D(o)M(ini) / 1736
vale a dire: Ho protetto e proteggerò. Nell’anno del Signore 1736.
L’anno si riferisce ovviamente alla costruzione dell’altare.
Nel fastigio, incastonato tra le statue di S. Giusto (a sinistra) e di S. Fortunato (a destra), si vede la tela mistilinea (cm 70 x cm 80) raffigurante S. Francesco d’Assisi che intercede presso Maria e Gesù attribuita a Serafino Elmo.