Altare di S. Maria della Luce

Posto alla destra dell’altare maggiore, l’altare di Santa Maria della Luce è stilisticamente conforme a quello antistante della Pietà e, come quello, proveniente dalla Chiesa di Santa Croce.

Finito di restaurare nel gennaio del 2025, l’altare si distingue per la sua raffinatezza decorativa e per la particolare valenza spirituale dell’affresco inserito nel riquadro centrale, proveniente dall’antica cappella di Santa Maria della Luce, traslato da quella ricostruita e in seguito distrutta, ora conservato qui in San Matteo.

Dal punto di vista stilistico, l’altare si presenta come un capolavoro del barocco leccese, caratterizzato da un’intricata decorazione a rilievo che abbraccia tutto il prospetto. Il restauro ha riportato alla luce la tela picta sulla parete di fondo, esattamente come l’altare della Pietà. Le colonne tortili, riccamente ornate da festoni floreali e figure angeliche, slanciano verso l’alto l’intera struttura, creando un movimento ascensionale che intenzionalmente trasporta lo sguardo verso il cielo. La complessità dell’apparato decorativo non si limita alle colonne, ma si diffonde su tutto il fronte dell’altare, dove putti giocosi si alternano a racemi e motivi vegetali di straordinaria finezza.

L’architettura dell’altare, caratterizzata da un’elaborata cornice, inquadra sapientemente l’affresco centrale, amplificandone la sacralità. Qui, l’immagine di Maria venerata come Via della Luce, che illumina il cammino dei fedeli, assume un valore devozionale profondo, veste dei colori rosso e blu a sottolineare la doppia natura umana (rosso) e divina (blu) di Cristo, ma anche la sua stessa appartenenza a terra e cielo. L’iscrizione sovrastante Viae Meae Viae Lucis(sunt), (traduzione: Le mie vie, vie di luce) richiama il significato cristologico del Figlio come Luce del mondo (Giovanni 8,12) e sottolinea il ruolo di Maria quale guida spirituale verso la salvezza.

La Madre del Redentore è presentata come Virgo Lactans, l’iconografia che si rifà alla Madonna del latte, rappresentazione carica di significati teologici e simbolici, riconducibili all’umanità di Cristo e alla maternità divina di Maria. Infatti, nella tradizione cristiana la Virgo Lactans è un’immagine di profonda intimità e tenerezza che sottolinea il mistero dell’Incarnazione. Maria offre il latte al Figlio di Dio, mostrando la sua piena umanità e il suo amore materno e, in questo gesto semplice ma potentemente simbolico, la Chiesa vede l’adempimento delle Scritture, dove Cristo è presentato come colui che condivide pienamente la condizione umana (E il Verbo si fece carne, Giovanni 1,14).

Il Bambino, a sua volta, indossa un cornetto di corallo rosso al collo, allusione al sangue e alla sofferenza, al suo sacrificio sulla Croce, presagio dunque della sua missione redentrice. Simbolicamente, già durante l’infanzia, Cristo porta su di sé il segno della sua futura Passione.

Al significato teologico si accosta pure quello apotropaico: il cornetto era oggetto utilizzato per allontanare il malocchio e le influenze negative; il suo utilizzo è antichissimo, risalente già al mondo romano e greco, dove si credeva che la sua forma appuntita potesse trafiggere il male. Questa funzione protettiva è stata poi ripresa e adattata dalla cultura cristiana.

Questa commistione di sacro e profano arricchisce l’opera di una profondità iconografica e spirituale notevole; spiritualità accentuata dalla presenza della rondine in mano a Cristo Bambino, simbolo di resurrezione, speranza e luce. Questo simbolismo deriva dall’osservazione del ciclo migratorio della rondine, che scompare durante l’inverno e riappare in primavera, evocando l’idea del ritorno alla vita.

Inoltre, secondo una leggenda popolare medioevale, non solo le rondini tentarono di togliere le spine dal capo di Gesù sofferente in croce, ma si pensava che fossero in grado di dare la vista ai loro piccoli tramite il succo della celidonia (il cui nome greco significa rondine), pianta che aveva fama di guarire dalla cateratta. Resurrezione, pietà, salvezza e luce, simboli tutti raccolti in un’unica immagine.

Al di sopra dell’affresco, all’interno di un medaglione circolare, un ulteriore dipinto raffigurante la Vergine con Bambino, una tela del XVIII secolo, offre ancora un richiamo visivo e simbolico al mistero dell’Incarnazione, enfatizzando il legame tra Maria e la luce divina. Ai lati, putti giocosi celebrano in chiave celeste il ruolo glorificato di Maria, quale Madre di Dio.

Anche qui l’arte diventa veicolo di fede, e l’altare di Santa Maria della Luce si configura come un luogo privilegiato per la contemplazione del Mistero Mariano. La ricchezza dei dettagli scultorei, unita alla potenza evocativa dell’affresco centrale, invita tanto il visitatore quanto il fedele ad un’esperienza spirituale totale, in cui la bellezza artistica e la devozione si fondono in un’unica, sublime armonia.

 


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