Altare di S. Anna
L’altare di Sant’Anna si presenta, nel suo insieme, solenne e riccamente decorato, un manifesto di pietra scolpita che celebra la trasmissione della fede, il ruolo delle generazioni e la continuità della rivelazione divina. La sua imponente struttura, fastosamente scolpita e incorniciata da due colonne tortili, con numero doppio di spire rispetto alle altre, si erge come un monumento all’eredità spirituale che da Sant’Anna giunge fino alla Vergine Maria, portando a compimento il disegno salvifico con la venuta di Cristo.
La grandiosità dell’altare si sviluppa in una fusione perfetta tra architettura e scultura, tratto distintivo del barocco leccese qui espresso nella sua massima raffinatezza. La ricchezza decorativa, con il trionfo di motivi a girali, putti festanti, volute e intrecci floreali, sembra voler dissolvere la pesantezza della pietra per trasfigurare la materia in luce e movimento. L’intaglio minuzioso, che conferisce all’insieme una straordinaria leggerezza, pare riflettere la dolcezza della Grazia divina che Sant’Anna infonde alla figlia Maria, educandola alla santità e preparandola alla missione più alta che la storia della salvezza abbia conosciuto.
Due scudi, in basso, protetti da guardie armate ai lati del basamento, richiamano l’attenzione del visitatore; se quello a sinistra è ormai illeggibile, in quello a destra si legge De Corde Matris – Ad CorFilii – Confuge Mani (trad.: Dal cuore della Madre rifugiati al mattino presso il cuore del Figlio).
A coronamento dell’altare, in posizione elevata sulla cimasa, campeggiano le tre virtù teologali, Fede (a sinistra, riconoscibile per la croce e il calice), Speranza (a destra, accompagnata dall’ancora di salvezza), Carità (in alto, che allatta tre piccoli), scolpite con solenne classicità; non a caso la Carità è in posizione più elevata, ricordando il versetto 13,13 della Prima lettera di San Paolo ai Corinzi in cui l’apostolo declama il primato della Carità sulle altre virtù. La loro presenza assume un significato pregnante nel dipinto centrale che raffigura Sant’Annana con Maria Bambina: Sant’Anna non solo educa Maria alla conoscenza della Legge, ma le trasmette le fondamenta stesse della vita spirituale, che troveranno il loro compimento nel fiat dell’Annunciazione. Le tre figure non sono dunque un semplice ornamento, ma una dichiarazione teologica: la fede della madre si fa fondamento della fede della figlia e, attraverso di lei, di tutta la Chiesa.
Ai lati della monumentale, decorata, ancòna due figure di santi teatini, San Gaetano da Thiene e Sant’Andrea Avellino, poggiano su due mensole angeliformi ergendosi a custodi della scena centrale. Il loro posto in questo altare non è casuale: entrambi sono testimoni di una spiritualità fondata sulla totale fiducia nella Provvidenza e sull’abbandono alla volontà di Dio, lo stesso atteggiamento che si tramanda di generazione in generazione nella famiglia di Maria.
Il cuore pulsante dell’altare è la grande tela centrale, a firma di Serafino Elmo e di ispirazione giordanesca, raffigurante Sant’Anna con Maria bambina, un soggetto iconografico di profonda dolcezza e intenso valore simbolico. Lo sguardo amorevole di Sant’Anna e il gesto con cui guida la mano di Maria rivelano il senso più alto della maternità: non solo dare la vita, ma condurre i figli nella via della fede, prepararli a rispondere alla chiamata di Dio. In questo, Sant’Anna è modello e figura della Chiesa stessa, che genera e accompagna i credenti verso la pienezza della redenzione.
Sopra la pala centrale, un altro dipinto raffigura la Visitazione di Maria ad Elisabetta, un episodio che si collega idealmente al tema della trasmissione della fede. Maria, resa partecipe del Mistero dell’Incarnazione, si affretta a portare l’annuncio della salvezza alla cugina. L’incontro tra le due donne è un incontro tra generazioni, tra la promessa e il compimento, tra la vecchia e la nuova Alleanza.
Ai piedi della tela centrale una dolcissima scena, che si ripete nella Chiesa di Santa Irene presso l’altare di Santa Carlo Borromeo, sotto un cartiglio che recita Ne Suscitetis Dilectum (traduzione: Non svegliate il Diletto), raffigura due angeli reggicortina vegliare il sonno del Bambin Gesù, invitando col signum arpocraticum a fare del silenzio contemplazione.
L’altare di Sant’Anna non è solo un capolavoro di scultura e pittura, ma una vera e propria catechesi visiva che parla al cuore del fedele. Osservandolo, non si può fare a meno di sentire l’eco delle parole del Magnificat: Di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono (Lc 1,50). In esso si intrecciano i temi della maternità, della trasmissione della fede, della continuità tra Antico e Nuovo Testamento. Ogni dettaglio, ogni figura scolpita o dipinta si fa voce di una Storia più grande, che non si esaurisce nella memoria del passato, ma si rinnova nel presente di ogni credente.
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