Altare della Sacra Famiglia
Nel silenzio avvolgente della chiesa, l’Altare della Sacra Famiglia, che si fronteggia a quello di San Francesco d’Assisisimile per fattura e decorazioni, si impone con nobile solennità come una lode silenziosa, rivelando un intreccio di arte e fede che si fa preghiera scolpita nella pietra. Ricco di simboli e suggestioni, questo altare testimonia il fervore devozionale della famiglia Palmieri, il cui stemma appare sorretto dagli angeli sulle laterali mensole a volute, suggellando un vincolo di appartenenza e protezione. Circondata da altri angeli, che sorreggono una sontuosa ghirlanda che incornicia i lati di tutta la pala centrale, un’epigrafe in alto riporta la scritta En fidelis Dei Familiae Custos(Traduzione: Ecco il custode della famiglia di Dio); un segno di profonda devozione e di legame indissolubile tra la nobiltà terrena e la sfera celeste.
La tela centrale, fulcro della composizione, raffigura il Riposo durante la fuga in Egitto, episodio non narrato nei Vangeli canonici ma appartenente alla tradizione apocrifa e alla devozione popolare, dalle quali spesso gli artisti traevano ispirazione. Esprime l’esilio terreno della Sacra Famiglia, costretta alla fuga dinanzi alla minaccia di Erode. Maria, Giuseppe, il Cristo Bambino e San Giovannino (riconoscibile dal vestito di pelli e dall’agnello che l’accompagna) occupano la scena centrale, tra ombre e luci, in un paesaggio di speranza e pericolo dove l’insidia è presente ma la fede sovrasta ogni timore, mentre la pittura si fa narrazione del Mistero della Provvidenza divina che guida e custodisce il Figlio di Dio. Sotto lo sguardo amorevole dei due genitori, il piccolo San Giovanni Battista porge al Bambino Gesù (Agnello di Dio come lo indicò sulle rive del Giordano, Gv. 1,29) dei frutti, hanno il colore rosso che, come il mantello dello stesso Santo, richiamano il colore del sacrificio a cui Cristo sarà chiamato.
L’architettura dell’altare, sontuosa e scenografica, è un trionfo del barocco, con il suo repertorio di angeli, cherubini e ricchi intagli a motivi fitomorfi e floreali. Le due colonne laterali si ergono animate da racemi tortili, scandite da una vibrante plasticità decorativa che culmina nella cimasa; in questo spazio, le sculture di San Maria Maddalena(a sinistra, riconoscibile dal vasetto di unguenti) e San Maria Egiziaca penitente (accompagnata da un teschio e da un libro), probabili opere dell’artista Manieri, si configurano come emblemi della penitenza e della redenzione; nel mezzo si apre un ulteriore spazio pittorico dedicato alla Madonna Addolorata, presente nella tela mistilinea della cimasa, il cui sguardo dolente, nel suo essere trafitta dalla spada del dolore, sembra anticipare quello della Passione del Figlio.
Qui, ogni figura apre un dialogo profondo sulla condizione dell’uomo, sul dolore, sulla speranza e sulla salvezza. Sotto la tela due angeli reggono un martello in mano, probabile rimando alla crocifissione, e incorniciano un medaglione decorato da due gigli, certamente un rimando sia a Maria, quale fiore della sua purezza, sia a Giuseppe il cui bastone che l’accompagna è fiorito di gigli (o nardi, molto simili). Altri fiori ritornano ai piedi della mensa, quasi un cenotafio, sono probabilmente due racemi incrociati di asfodèlo, pianta legata all’immortalità e alla vita ultraterrena. Nell’antichità era considerato il fiore dei Campi Elisi e dell’Aldilà; in questo contesto potrebbe alludere alla protezione divina nel cammino e alla promessa della vita eterna; dal momento che l’asfodelo cresce in terreni aridi e incolti potrebbe essere un rimando alla difficoltà del viaggio della Sacra Famiglia attraverso il deserto, rafforzando il messaggio di protezione divina e speranza nella provvidenza, legandosi alla fede che sostiene l’uomo nei momenti di prova.
L’intera macchina d’altare è dunque un capolavoro di pietra che, lavorata con la raffinatezza e il dinamismo tipici del barocco locale, parla attraverso immagini e simboli. Ogni voluta, ogni decorazione, sembra animarsi in una danza di luci e ombre, mentre la costante presenza di angeli e cherubini, che si affacciano tra le ricche decorazioni, testimonia l’eterna Gloria del divino.

