Altare dell’Immacolata

L’altare dell’Immacolata rappresenta uno degli esempi più alti di integrazione tra arte barocca e devozione mariana, incarnando il concetto di bellezza come riflesso del divino. L’apparato decorativo, sontuoso e vibrante, celebra il mistero dell’Immacolata attraverso un linguaggio simbolico ricco di rimandi teologici e una teatralità scenografica che eleva l’esperienza spirituale del fedele.

Due coppie di colonne tortili, avvolte da tralci vegetali, cherubini svolazzanti, uccelli anche qui simili a ùpupe, incorniciano la tela centrale dell’Immacolata, creando un movimento ascensionale che guida lo sguardo sempre verso l’alto, simboleggiando lo slancio dell’anima verso il cielo.

La trabeazione superiore, riccamente composta da cornici decorate a motivi geometrici e fitomorfi, sorregge un fastigio popolato da angeli che incorniciano, a loro volta, la tela mistilinea di Sant’Antonio da Padova con il Bambino Gesù. Ai lati, fanno da corona le sculture di Santa Agnese sulla sinistra (riconoscibile dall’agnello che reca in braccio e la palma del martirio) e Santa Dorotea sulla destra (la si individua dal cesto di fiori e frutta e la palma del martirio); le due sante rafforzano il tema della purezza e delle virtù mariane.

La magnificenza architettonica e la sontuosità decorativa della macchina d’altare, restaurata nel 2011, non sono semplici espressioni di gusto estetico, ma strumenti di elevazione spirituale, capaci di condurre il fedele verso una più profonda comprensione del mistero mariano e dell’epifania del divino. Diversi sono gli angeli tra le decorazioni scultoree, in particolare quattro di questi incorniciano due cartigli apposti uno sopra e l’altro sotto la tela centrale. Altare privilegiatu(m), recita quello in alto, mentre in basso vi è la conferma che tutto l’altare è stato concepito per sviluppare il tema mariano dell’Immacolata: Tota-Pulchra-es Maria-Et Macula-No(n )Est-In Te (traduzione: Tutta bella sei Maria e macchia non è in te).

Elemento focale dell’altare è la tela raffigurante proprio l’Immacolata, di autore ignoto e databile alla prima metà del sec. XVIII, in cui la Vergine Maria appare sospesa su una mezzaluna rovesciata, simbolo della vittoria sul peccato e sulla morte, avvolta da nubi e circondata da schiere angeliche, in preghiera o musicanti, che partecipano estatiche alla scena.

L’iconografia risponde al modello dell’Immacolata come Donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle (Ap 12,1), con la veste rossa e il manto azzurro, a simboleggiare la sua umanità rivestita, per grazia, dalla divinità.

L’acceso cromatismo e il dinamismo compositivo esaltano la purezza della Vergine attraverso un gioco di luci e ombre che investe il volto di Maria di una luce soprannaturale, simbolo della Grazia divina che viene dall’alto dove sono assisi in gloria il Padre e il Figlio, insieme allo Spirito Santo, a sottolineare il carattere dogmatico del tema dell’Immacolata ancora prima di essere proclamato dalla Chiesa come verità di fede.

La nuova Eva, mediatrice di grazia, risponde qui al bisogno di protezione e intercessione da parte dei fedeli, mentre tutta la monumentalità scenografica, con il suo apparato simbolico, offre una efficace catechesi mariana.


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