Altare di San Francesco

L’altare di San Francesco d’Assisi si distingue per la sua straordinaria sintesi tra la magnificenza del Barocco leccese e la dimensione spirituale che permea l’iconografia francescana. Quest’opera è realizzata in pietra leccese e si inserisce perfettamente nel contesto baroccheggiante della chiesa esprimendo, attraverso il linguaggio scultoreo e pittorico, una profonda riflessione sul tema della caducità, della contemplazione e dell’ascesi.

L’altare si sviluppa in altezza, con la sua imponente struttura a edicola dominata da un ricco apparato decorativo che incornicia la tela centrale. La disposizione simmetrica delle decorazioni e il raffinato lavoro di scalpello trasformano la pietra in un merletto scolpito, dove motivi fitomorfi, cherubini e volute dinamiche si intrecciano per creare un effetto di straordinaria teatralità. Questo virtuosismo barocco non è fine a se stesso, ma amplifica la funzione didattica dell’altare, guidando il fedele in un percorso di elevazione spirituale.

Tra le figure scolpite spiccano dei volatili che, per la presenza del caratteristico ciuffo, potrebbero trattarsi di ùpupe; alcune si imbeccano a vicenda e, poiché si credeva che le ùpupe ringiovanissero i genitori malati con il loro becco, potrebbero simboleggiare il rinnovamento spirituale e la cura verso il prossimo, concetti molto vicini all’insegnamento francescano di carità e umiltà.

La tela San Francesco in estasi, che raffigura il Santo in elevazione sorretto tra angeli, è connotata da un intenso dinamismo cromatico e luministico. La gestualità aperta e ispirata del santo, mentre rivolge le palme delle mani stigmatizzate verso il cielo, baciate da leggeri raggi di luce, sottolinea il tema dell’estasi mistica, mentre gli angeli che lo accompagnano richiamano l’idea della rivelazione divina. Il teschio sul libro accompagnato dalla croce, simboli francescani ai piedi della scena, è un memento che non fa altro che ricordare la necessità di abbandonare gli interessi terreni per rivolgere lo sguardo verso la vera conoscenza. La pittura, con la sua vibrante resa atmosferica, si contrappone alla plasticità della cornice scultorea, creando un dialogo tra la leggerezza della visione e la solidità della materia.

Sopra la pala centrale una cornice mistilinea ospita il dipinto di San Tommaso d’Aquino nell’atto di scrivere, sostenuto dallo Spirito Santo sotto forma di colomba. Su piedistalli, ai lati del dipinto, completano la cimasa della macchina d’altare due sculture: Sant’Irene sulla sinistra, antica patrona della città di Lecce, mentre sorregge la stessa città in una mano, e Santa Lucia sulla destra recante i suoi simboli e la palma del martirio.

L’altare di San Francesco, il cui stemma dell’Ordine (due braccia incrociate, la nuda di Cristo e quella di Francesco coperta dal saio, entrambe col segno delle stigmate) è scolpito al centro di racemi sotto la mensa, non è solo un capolavoro decorativo, ma un’opera teologica in pietra e colore. L’arte, con la sua opulenza formale, non è qui un ostacolo al messaggio religioso, ma un mezzo per esaltarlo, trasmettendo attraverso la bellezza il senso profondo della fede. La sovrabbondanza decorativa tipica del Barocco è qui modulata in funzione del messaggio francescano, che esalta la semplicità e il distacco dai beni terreni. Il contrasto tra la ricchezza dell’ornato e l’umiltà del santo genera una tensione visiva e concettuale, che invita alla meditazione sul mistero della povertà evangelica come strada privilegiata verso Dio

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