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Altare Maggiore

Impostato sotto in un’imponente cappella a volta lunettata con il centrale ingenuo affresco dell’Eterno Padre, l’altare maggiore in pietra dipinta e dorata, vicino per esecuzione a quello di S. Chiara e attribuibile a Giuseppe Cino, si presenta come “un enorme delicatissimo merletto pietrificato”[1].

Partendo dall’esterno, una colonna tortile per lato su doppio basamento riccamente decorato e con capitello corinzio inquadra tutta la macchina d’altare. All’interno, una coppia di colonne arretrate per lato, cilindriche e con capitelli al solito corinzi, evidenziano la sezione centrale dove in una nicchia circondata da angeli in varie pose e su uno sfondo di stelle e fiori è collocata la statua lignea di S. Matteo apostolo realizzata nel 1691 dallo scultore napoletano Gaetano Patalano. Negli intercolumni, le statue di S. Luca (in alto a sinistra), di S. Caterina d’Alessandria (in basso a sinistra), di S. Marco (in alto a destra) e di S. Elisabetta d’Ungheria (in basso a destra). Sulla cornice superiore, in corrispondenza delle statue degli intercolumni, le statue di S. Francesco d’Assisi (a sinistra) e di S. Antonio da Padova (a destra).

Al di sopra della nicchia centrale, dove un tempo presumibilmente si trovava una grata, ha trovato posto un dipinto su tela (cm 110 x cm 230) che raffigura un Angelo con torcia, rievocante il prodigio che dette origine alla Chiesa di S. Maria della Luce[2].

Ancora più in alto, è collocato entro una cornice mistilinea coronata a sua volta da cornice con quattro angeli, da uno scudetto recante l’anno di erezione dell’altare (1694) e dalla croce terminale, il dipinto (cm 150 x cm 180) raffigurante l’Assunzione di Maria al cielo.

In basso, tra le due mensole in pietra sormontate dalle custodie per gli oli santi affiancate ciascuna da due angeli, fino a quarant’anni fa si poteva vedere un altare marmoreo addossato alla macchina in pietra leccese, rimosso insieme alle simili balaustre per le rinnovate esigenze liturgiche postconciliari.

[1] G. Palumbo, Il barocco di S. Matteo in Lecce, in «La Zagaglia», I, 1959, 2, p. 36.

[2] Cf. Appendice 2.

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