Pieta_V

Altare della Pietà

Le dimensioni ridotte rispetto ai precedenti altari tradiscono la diversa provenienza di questo, che fu qui trasferito nel 1812 dalla Chiesa di S. Croce che con la soppressione dell’ordine dei Celestini (1807) subì depredazioni e saccheggi per porre rimedio ai quali furono trasferiti in diverse chiese altari e balaustre[1].

Seppure più piccolo, tuttavia nulla ha da invidiare agli altri in quanto a bellezza decorativa. Due colonne tortili fregiate di foglie e uccelli che beccano grappoli e coronate da capitello corinzio inquadrano l’altare adorno di numerosi angeli: due sulle volute laterali, due sui basamenti e due sulle volute delle cornici superiori, due accanto alla croce terminale e due ai lati della cornice mistilinea che accoglie la piccola tela (cm 60 x cm 50) con il cuore trapassato di Maria e la scritta Pietas perforavit (L’amore ha trafitto).

Al centro dell’altare si può ammirare il bel gruppo ligneo della Pietà di scuola veneziana proveniente dalla distrutta Chiesa di S. Maria della Luce. Questa scultura, la cui iconografia aveva avuto grande fortuna durante il primo secolo del Rinascimento, raffigura un’austera Madonna dal volto consumato dal dolore, che sorregge tra le braccia il corpo esanime di Cristo.

Questo meraviglioso manufatto è sicuramente anteriore al 1634 dal momento che di esso ci parla l’Infantino nella sua Lecce sacra pubblicata appunto in quell’anno. Così riferisce:

“Dentro la medesima Chiesa v’è una Cappella sotto il titolo della Madonna della Pietà con una bellissima statua di legno della Vergine col suo figliuolo morto in braccio oltre modo devota; all’intercessione della quale concorre il popolo con grand’affetto in tutti quasi i suoi bisogni, particolarmente ogni volta, che v’è scarsezza di pioggia; poiché nell’uscir per la Città processionalmente questa devota Statua, s’è ben sperimentato turbarsi il Cielo; e mandar sopra la terra abbondantissime acque: fatta venire la Venetia da Gio. Battista de Negris”[2].

Come in alcuni altari di S. Croce, sotto la mensa compare un bel medaglione con bassorilievo raffigurante nello specifico la Vergine Addolorata.

[1] De Simone, Lecce e i suoi monumenti, cit., p. 330.

[2] Infantino, Lecce sacra, cit., pp. 39-40.